Nei primi mesi dopo il lancio, i fondi previsti per il bonus elettrodomestici si sono esauriti in fretta. Questo ha acceso il dibattito sulla possibilità di rifarlo nel 2026. L’incentivo consisteva in un voucher da 100 euro a famiglia, che diventava il doppio per chi ha un Isee sotto i 25 mila euro. Lo scopo? Spingere alla sostituzione di apparecchi energeticamente meno virtuosi con modelli più efficienti. La risposta è stata rapida e diffusa, ma finora nessuna comunicazione ufficiale ha confermato un rinnovo per l’anno prossimo. Girovagando su altri fronti, resta attiva un’altra misura legata alla riqualificazione edilizia che interessa parecchie famiglie: il bonus mobili ed elettrodomestici connesso ai lavori di ristrutturazione.
Il bonus mobili collegato alla ristrutturazione edilizia e il suo funzionamento nel 2026
Nel 2026 la legge di bilancio conferma l’accesso al bonus mobili ed elettrodomestici, uno sgravio fiscale che permette di recuperare il 50% delle spese per acquistare arredi e grandi elettrodomestici ad alta efficienza. Qui la chiave è la ristrutturazione degli immobili: deve riguardare case singole o parti comuni degli edifici. Non basta comprare elettrodomestici nuovi. Bisogna che i lavori di ristrutturazione abbiano preso il via almeno l’anno prima rispetto all’acquisto – dettaglio spesso dimenticato.

Tra gli interventi validi rientrano manutenzioni straordinarie, restauri e risanamenti conservativi, applicabili tanto alle singole unità immobiliari quanto alle aree comuni, tipo scale o cortili. Anche la ricostruzione di immobili danneggiati da eventi naturali è contemplata. Restano esclusi interventi che non toccano la struttura portante, come costruire ex novo un box auto o mettere porte blindate, salvo che facciano parte di lavori più ampi.
La vera particolarità è che il bonus dipende strettamente dai lavori edilizi: non si può richiedere semplicemente dopo l’acquisto di mobili o elettrodomestici. Perciò l’incentivo – che alcune persone in città notano spesso – rappresenta un’opportunità non solo per aggiornare gli apparecchi in casa, ma anche per valorizzare il patrimonio immobiliare. Una combinazione che si vede quotidianamente, quando lavori di ristrutturazione si accompagnano a nuovi acquisti.
Quali elettrodomestici rientrano, le regole sulla classe energetica e come funziona la detrazione
Nel bonus mobili si possono acquistare vari grandi elettrodomestici con l’idea di rendere la casa più efficiente. Parliamo di frigoriferi, congelatori, lavatrici, asciugatrici, lavastoviglie, piani cottura elettrici, forni a microonde, apparecchi di riscaldamento elettrico e condizionatori d’aria. Non si esclude praticamente nulla di usuale.
Le norme fissano limiti precisi per la classe energetica minima: per esempio, i forni devono essere almeno di classe A, lavatrici e lavastoviglie di classe E, frigoriferi e congelatori di classe F. Se si tratta di elettrodomestici non ancora obbligati a mostrare l’etichetta energetica, l’acquisto resta comunque valido per il bonus. Un aspetto che – anche se complesso a prima vista – davvero fa la differenza in molti casi.
La detrazione copre fino a 5.000 euro di spese e si divide in 10 quote annuali di pari importo. Va inserita nella dichiarazione dei redditi. Ogni persona può godere del beneficio in modo personale, senza poter trasferire le quote non utilizzate ad altri, nemmeno in caso di cambio di proprietà o decesso. Un dettaglio non da poco.
I pagamenti e gli acquisti devono essere comunicati all’Ente nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA). La trasmissione deve avvenire entro 90 giorni dall’acquisto o dall’ultimazione dei lavori. Certo, è una formalità amministrativa importante, ma pure se il termine viene superato – e succede – il diritto alla detrazione non svanisce. Un po’ di margine c’è, insomma.
Modalità di pagamento e altri aspetti pratici per usufruire del bonus
Il metodo di pagamento conta: la legge vuole sistemi tracciabili, come bonifici bancari o postali, carte di debito o credito. Contanti o assegni vanno scartati. Non serve un bonifico dedicato alle spese di ristrutturazione per il bonus mobili, basta lasciare una traccia certa del pagamento, che sia comprensibile e verificabile.
Anche chi compra a rate può sfruttare la detrazione. Quando si usa un finanziamento rateale, serve che la società finanziaria paghi direttamente il venditore in modo tracciabile e che il contribuente dimostri il totale pagato. A contare è l’anno in cui i soldi transitano dal finanziatore all’esercente, non quello delle singole rate saldate dalla persona.
Questo sistema è un incentivo tangibile per chi possiede una casa e vuole rinnovare i propri elettrodomestici, riducendo consumi e bollette. I tecnici del settore confermano che, nelle città – tipo nel Nord Italia – questa tendenza si ripercuote anche sulla sostenibilità dell’intero sistema energetico nazionale. Ecco perché si stanno diffondendo apparecchi domestici più performanti e green.
