Rinnovare il pavimento senza dover mettere mano a interventi troppo invasivi? Sì, si può. I rivestimenti vinilici sono ormai la scelta di chi cerca praticità e rapidità senza troppi sbattimenti. Tra i più gettonati, ci sono il PVC e l’SPC (Stone Polymer Composite): due materiali che fanno parte della famiglia LVT, cioè Luxury Vinyl Tiles. Stessa categoria, ma non uguali. Le loro differenze strutturali sono notevoli e contano parecchio quando i tempi stringono e il risultato deve essere garantito, magari durante una ristrutturazione.
Il bello di questi pavimenti? La posa veloce. Si può scegliere tra incastro flottante, senza colla, o incollare direttamente, con la possibilità di calpestare subito la superficie. Un vantaggio importante, specialmente se la casa è abitata mentre si lavora o ci si vuole evitare fastidi inutili. Però, attenzione: dietro l’etichetta “pavimenti vinilici” il PVC e l’SPC nascondono composizioni e strutture molto diverse, che poi condizionano davvero le prestazioni finali.
Il PVC è più morbido, formato da vari strati di polimeri plastici sovrapposti. Lo si trova in versioni autoadesive o da incollare. Essendo leggero, assorbe i rumori e si adatta meglio a pavimenti che non sono perfettamente piani. L’SPC, invece, è più “duro”: nasce da una miscela rigida di polvere di pietra e polimeri, pensata per resistere meglio agli urti e ai cambi di temperatura. Insomma, è la scelta giusta se l’ambiente è molto trafficato o umido.
Come si posano i pavimenti vinilici su superfici esistenti
Una delle ragioni del successo dei pavimenti vinilici sta nello spessore ridotto, spesso intorno ai 5-6 millimetri. Basta appoggiarli sopra vecchie piastrelle, resine o cemento, senza dover togliere tutto. Così la ristrutturazione si fa più veloce, meno costosa e, non meno importante, più comoda per chi ci vive.

Si possono mettere con sistemi ad incastro, quindi a secco, oppure con la colla, senza la necessità di malte o lavori complicati. La superficie è pronta per essere calpestata subito: un bel traguardo se la casa è arredata o si vive in città dove il rumore è già un problema. Serve, però, un sottofondo asciutto, stabile e abbastanza livellato. Le fughe tra piastrelle devo essere strette: meno di 5 mm in larghezza e 2 mm in profondità. Più grandi? In quel caso meglio usare prodotti autolivellanti per evitare sorprese.
C’è poi da valutare il riscaldamento a pavimento. Prima di scegliere, conviene controllare che il pavimento vinilico supporti la temperatura massima richiesta, solitamente non oltre i 27 gradi, altrimenti rischiate deformazioni. Un tecnico esperto in genere posa circa 50 metri quadri in uno, massimo due giorni: tagli e finiture comprese. Se invece si prova il fai-da-te, la cosa si complica. Il tempo può allungarsi, soprattutto con configurazioni difficili o senza gli strumenti adatti. Dettaglio spesso dimenticato, ma non da poco.
Le differenze pratiche tra pvc e spc e come scegliere
C’è chi preferisce il PVC per il comfort sotto i piedi: è più caldo e morbido e attenua i rumori da calpestio. Si trova in tante forme – rotoli, piastrelle, doghe – e innumerevoli finiture che imitano legno, pietra o tessuti. D’altro canto, il PVC si dilata più facilmente con caldo o umidità. Serve un sottofondo ben preparato soprattutto per le versioni da incollare.
L’SPC si fa notare per la sua rigidità, dato che la base è fatta di polvere di pietra: questo garantisce una migliore stabilità dimensionale e maggiore resistenza a usura, urti e sbalzi di temperatura. Carta vincente in luoghi molto calpestati o soggetti a umidità, come bagni o cucine. La posa è soprattutto a incastro “clic”, niente colla; il vantaggio? Se serve, si smonta senza rovinare la base sottostante, un plus per chi non si accontenta. Sul fronte acustico, però, l’SPC è più rigido e meno isolante: allora, si abbina con materassini fonoassorbenti per aumentare il comfort.
Il costo dei due materiali cambia parecchio, anche in base a qualità, marca e finiture: solitamente il PVC costa meno, mentre l’SPC può arrivare a cifre più alte e variabili. L’idea finale? Se si punta al comfort e a un buon assortimento estetico senza spendere troppo, il PVC è la scelta giusta. Se invece serve resistenza e dimensione stabile in ambienti più esigenti, allora conviene l’SPC.
Negli anni recenti sono apparsi pure pavimenti LVT rigidi stratificati che combinano robustezza e un miglior comfort con effetti estetici più curati. Insomma, una via di mezzo interessante che aiuta a rinnovare senza demolizioni: rapidi, efficaci e adattabili a tante situazioni diverse.
